BearingPoint presenta i risultati dell’indagine “Sustainable Retail Observatory”, che analizza l’evoluzione delle pratiche sostenibili nel mercato dei beni di largo consumo. La ricerca, condotta su un campione di 4.000 consumatori distribuiti su cinque Paesi europei, mette in luce come l’Italia sia uno dei Paesi più avanzati nella
transizione verso un’economia più circolare.
In particolare, più di 1 italiano su 2 è attivamente coinvolto nella rivendita di prodotti su piattaforme retail, una tendenza che distingue il nostro Paese nel panorama europeo. Il mercato dell’usato è, infatti, in continua espansione, con ben il 66% degli italiani che compra prodotti di seconda mano e il 62% che li rivende.
“Nel settore retail e nel fashion, i brand stanno affrontando cambiamenti epocali dettati dalle abitudini dei consumatori. L’ascesa del reselling, online oppure offline, dimostra come i consumatori, in particolare quelli italiani, cerchino nuove forme di valore nei loro acquisti e come il mercato debba di conseguenza rispondere con strategie mirate e modelli di business più flessibili e sostenibili”, commenta Gianluca Sacchi (nella foto), Consumer Goods & Retail Lead di BearingPoint Italia. “Il reselling rappresenta un fenomeno che è emerso negli ultimi anni e che si è diffuso principalmente tra le giovani generazioni, generando business e contribuendo alla nascita di alcune piattaforme mondiali. Il reselling e il second hand, definizioni i cui confini non sono così netti, stanno crescendo di pari passo al mutato atteggiamento dei consumatori: infatti oltre il 60% di essi ritiene importante che i capi di abbigliamento abbiano una seconda occasione piuttosto che finire in discarica. Peraltro, anche le previsioni di Global Data confermano il trend e prevedono una crescita annua media del mercato globale del resale del 39%: è quindi un fenomeno da comprendere e valutare con attenzione.”
I consumatori italiani sono, quindi, sempre più “attori del cambiamento”: l’83% degli intervistati italiani afferma di essere consapevole dell’impatto delle proprie scelte di consumo sui problemi di sostenibilità, contro una media europea del 70%, e il 74% considera importanti i criteri di sostenibilità nelle proprie decisioni di acquisto, oltre a essere propenso ad adottare soluzioni di economia circolare e premiare i brand capaci di comunicare azioni concrete e tangibili.
È anche vero, tuttavia, che la maggioranza si fida di quanto comunicano brand e retailer in riferimento alle azioni intraprese per ridurre il proprio impatto ambientale, senza indagare più a fondo.
Questa attenzione alla sostenibilità non implica però un abbandono immediato delle vecchie
abitudini. Sebbene il 20% degli italiani dichiari di acquistare meno prodotti nuovi rispetto al
passato, la percentuale è ancora inferiore alla media europea, suggerendo che il cambiamento, sebbene evidente, sia ancora in fase di consolidamento.
“Se è vero che l’adozione di pratiche sostenibili nel retail sta accelerando, le imprese devono ancora affrontare numerose sfide per rispondere a consumatori sempre più pronti a premiare chi investe in soluzioni concrete, rendendo così necessario un ripensamento delle strategie di mercato”, afferma Nicolò Masserano, Sourcing & Procurement & Sustainability Lead di BearingPoint Italia. “In tale contesto, adottare pratiche di economia circolare rappresenta una svolta cruciale per il settore retail in Italia. Tale approccio non solo risponde alle esigenze dei consumatori moderni, ma offre anche un vantaggio competitivo significativo per i brand che sanno intercettare queste tendenze. Oltretutto, spesso, permette la generazione di modelli di business paralleli a quello primario, generando flussi di ricavo alternativi. È quindi fondamentale che le aziende italiane investano in soluzioni concrete e tangibili per integrare la sostenibilità nelle proprie strategie di business”.
Se il reselling e il second-hand stanno trasformando il panorama del retail sostenibile e le pratiche di riparazione e dono in Italia sono ampiamente consolidate – l’86% degli italiani dichiara di impegnarsi nella riparazione dei prodotti anziché sostituirli ed è ben l’87% a scegliere di regalarli quando non più utilizzati, allungandone il ciclo di vita – il noleggio rimane un’alternativa circolare ancora poco apprezzata. Il 42% degli italiani dichiara di essere ancora riluttante a noleggiare prodotti.
Il Sustainable Retail Observatory di BearingPoint conferma quindi come il retail sostenibile non sia più una chimera, ma una realtà già in evoluzione, e come sia fondamentale per i brand saper intercettare tempestivamente queste tendenze per approfittare di un vantaggio competitivo. In questo scenario, affiancarsi a consulenti esperti come BearingPoint, può aiutare i retailer a interpretare i cambiamenti in atto e a integrare la sostenibilità nelle proprie strategie di business in modo efficace e concreto.
Per quanto riguarda invece il settore del food, secondo il report gli italiani si distinguono per una maggiore attenzione alla provenienza e alla qualità dei prodotti, con una crescita significativa degli acquisti da filiera corta e biologica. L’89% dei consumatori in Italia, infatti, privilegia prodotti provenienti da filiere locali contro il 77% del resto d’Europa. Inoltre, l’83% preferisce acquistare all’ingrosso o predilige confezioni riutilizzabili, superando la media europea di 12 punti percentuali.
Anche gli alimenti biologici sono sempre più diffusi: l’86% degli italiani dichiara di preferirli e di prestare attenzione alle etichette sostenibili. L’Italia si conferma quindi tra i Paesi Europei con la più alta adozione di pratiche alimentari sostenibili, segnando un trend positivo per il futuro del settore.
L’Italia si distingue anche nella riduzione del consumo di proteine animali, con 1 consumatore su 3 coinvolto in questo cambiamento. Tuttavia, la nazione più avanzata in questa transizione sono i Paesi Bassi, con un 36% di consumatori attenti alla transizione verso fonti proteiche alternative.
“Il consumatore italiano è sempre più consapevole dell’impatto delle proprie scelte alimentari e cerca prodotti che garantiscano qualità, sostenibilità e tracciabilità. L’adozione di pratiche sostenibili non è solo una scelta etica, ma rappresenta un’opportunità di crescita per quelle aziende che vogliono ottenere un vantaggio competitivo significativo nel lungo periodo”, afferma Nicolò Masserano, Sourcing & Procurement & Sustainability Lead di BearingPoint Italia.
“L’adozione di pratiche sostenibili nel settore alimentare impone una ridefinizione delle strategie aziendali. I brand che sapranno integrare questi valori nei loro modelli di business e nel loro storytelling non solo beneficeranno in competitività, ma favoriranno l’equilibrio tra produzione alimentare e rispetto per l’ambiente, salute umana ed equità sociale”, aggiunge Gianluca Sacchi, Consumer Goods & Retail Lead di BearingPoint Italia.
I dati del Sustainable Retail Observatory mostrano quindi come la sostenibilità non sia più solo una tendenza, ma un cambiamento strutturale nel comportamento dei consumatori. Se da un lato il mercato premia chi investe nella qualità e nella trasparenza, dall’altro rimangono sfide aperte, come la necessità di rendere il biologico e i prodotti a filiera corta accessibili a una fascia di consumatori più ampia.
In questo scenario, affiancarsi a consulenti esperti come BearingPoint, può aiutare le aziende nel settore alimentare e retail, aiutandole a tradurre queste tendenze in strategie concrete e competitive. Il futuro della food sustainability dipenderà, infatti, dalla capacità delle imprese di innovare e rispondere in modo efficace alle nuove esigenze dei consumatori.